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giovedì 22 marzo 2007

Dante, Virgilio e Omero nel Limbo

Dante incontra Omero nel IV canto dell’Inferno.
Ci troviamo nel Limbo, una zona dell’Inferno in cui sono puniti coloro che non furono battezzati (“non ebber battesmo”), sia prima che dopo la venuta di Cristo.
Si tratta quindi di uomini che non peccarono realmente (“ei non peccaro”). Per questo motivo non subiscono una pena materiale, ma solo morale: desiderare eternamente la vista di Dio, senza speranza di essere esauditi.
Tra questi spiriti Dante trova anche quattro grandi poeti dell’antichità: Omero, Orazio, Ovidio e Lucano.
Dante è sempre accompagnato da Virgilio, autore dell’Eneide, il più grande poema epico della latinità. Del resto anche Virgilio, non battezzato, è un’anima del Limbo.
Grande è il dispiacere di Dante nel venire a conoscenza che molti uomini di gran valore sono condannati a soffrire nel Limbo.

Gran duol mi prese al cor quando lo ‘ntesi
Però che gente di molto valore
Conobbi che ‘n quel limbo erano sospesi.

Il nostro poeta viene in seguito invitato a far parte della schiera e si ritrova quindi ad essere “sesto tra cotanto senno”.

Dante non conosceva il greco. Quindi trasse l’ammirazione per Omero leggendo frammenti di autori latini.
Omero è raffigurato con la spada per due motivi: perché scrisse di guerra e perché capo della schiera dei poeti.

martedì 20 marzo 2007

La Bassvilliana di Vincenzo Monti

La Bassvilliana è un poema incompiuto in terza rima scritto da Vincenzo Monti in onore del rivoluzionario Ugo Bassville, segretario della legazione francese a Napoli, ucciso dal popolo a Roma.
Il poeta immagina che Bassville si penta dopo aver visto gli orrori della Parigi agitata dalla violenza rivoluzionaria. Le immagini sono talmente truculente che in molti avvicinarono la Bassvilliana alla Divina Commedia (anche il metro è lo stesso). E il Monti fu addirittura chiamato "Dante redivivo".
Il poema di Monti è in realtà ben lontano dalle vette artistiche raggiunte della Commedia dantesca.

giovedì 8 marzo 2007

Omero, poeta sovrano

Poi che la voce fu restata e queta,
vidi quattro grand'ombre a noi venire:
sembianz'avevan né trista né lieta.
Lo buon maestro cominciò a dire:
«Mira colui con quella spada in mano,
che vien dinanzi ai tre sì come sire:
quelli è Omero poeta sovrano;
l'altro è Orazio satiro che vene;
Ovidio è 'l terzo, e l'ultimo Lucano.
Però che ciascun meco si convene
nel nome che sonò la voce sola,
fannomi onore, e di ciò fanno bene».

Dante Alighieri, Divina Commedia, Inferno, IV 86-93