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lunedì 4 giugno 2007

L'Orlando furioso: la trama e il personaggio principale

La trama

Carlo Magno, preoccupato delle rivalità che Angelica ha acceso tra i cavalieri innamorati di lei, affida la fanciulla al duca Namo di Baviera, promettendola a chi più si distinguerà nello scontro imminente. Ma i cristiani vengono sconfitti e Angelica, approfittando dello scompiglio che regna nell’accampamento dei franchi, fugge. Sulle suo orme si lanciano i paladini innamorati: ha così inizio l’intreccio vorticoso e fantastico di duelli magie e battaglie. La trama è intricata e non obbedisce a un unità d’azione prefissata. È possibile tuttavia individuare tre linee principali, attorno alle quali si intrecciano i mille fili del poema. La prima è la guerra tra cristiani e saraceni, nel momento in cui questi ultimi, dopo avere sbaragliato l’esercito di Carlo, stringono d’assedio Parigi.La seconda è la storia di amore di Orlando, il più valoroso dei cavalieri di Carlo,per Angelica,la figlia del re del Catai, la quale continua per tutto il poema a essere preda, inseguita e mai raggiunta, di cristiani e saraceni.Orlando addirittura impazzisce d’amore, quando apprende che lei ama Medoro,un umile soldato che ha raccolto ferito sul campo di battaglia, ha curato e poi sposato. Orlando ritroverà la ragione solo grazie ad Astolfo,che, a cavallo dell’ ippogrifo,un magico cavallo alato, andrà sulla luna a recuperarla. La terza della vicende principali è il contrasto amore tra Bradamante, sorella di Rinaldo e valorosa guerriera cristiana, e Ruggero; cavaliere saraceno che ignora di essere nato da genitori cristiani.

Il personaggio principale

Orlando: signore di Anglante, cavaliere di Brava, è spesso indicato come «il conte», senza altro titolo; è nipote di Carlo Magno per parte di madre: presentato costantemente come il più dotato degli eroi cristiani e come il più eroico dei Paladini. Peraltro fin dagli inizi del poema appare irretito nella passione per Angelica e spesso distratto dai suoi doveri di difensore della Croce e della Spada, della Chiesa cattolica dell'Impero di Carlo Magno.
Elvira D., Marta C., Laura P.

lunedì 21 maggio 2007

L'Orlando furioso: i temi dell'eroismo e della pazzia.

Nel rifarsi a fonti da lui ben conosciute e amate, Ariosto infonde nuova vitalità alle avventure cavalleresche, nelle quali vede esemplificati tanti comportamenti sociali. La sua ironia non ha come obiettivo il mondo cavalleresco , ma più in generale le incoerenze dell’agire umano, del quale le “imprese” del poema costituiscono l’immagine fantastica. Attraverso le vicende dei suoi eroi, attraverso una serie di interscambi tra mondo immaginario e mondo reale, l’Ariosto ci svela l’ambivalenza dei modi di essere dell’uomo, e lo fa con gioioso distacco e insieme con affettuosa partecipazione.
Il tema dell’eroismo percorre l’intero poema, specialmente gli episodi di guerra, e trova il suo culmie nello scontro decisivo tra campioni cristiani e saraceni a Lipadusa (dove muore da prode Brandimarte) e nel duello finale tra Ruggiero e Rodomonte. In tale contesto il poeta ci dà una vigorosa rappresentazione dei caratteri più seri e terribili: evidente è la sua prospettiva aristocratica, che distingue nettamente i cavalieri dalle masse anonime degli altri combattenti, semplice carne da macello spietatamente sottoposta agli scempi più sanguinosi; netta è anche la distinzione tra il mondo “negativo” dei pagani e quello “positivo” dei cristiani, anche se si danno scambi di ruolo e complicità tra i cavalieri dei due campi. Ma il valore e la forza dei guerrieri, quando superano certi limiti, possono trasformarsi nel loro contrario, in pazzia bruta e animalesca, priva di qualsiasi controllo e coscienza.
All’eroismo si affianca così la pazzia, anch’essa diffusa in tutto il poema (fin dal titolo, con l’aggettivo furioso). In primo piano, ovviamente, è la follia di Orlando, eccessiva e paradossale, perché colpisce il cavaliere che dovrebbe essere il “savio” per eccellenza, l’eroe più puro e perfetto di tutta la tradizione. Ma la pazzia, in modi meno rovinosi, minaccia molti altri personaggi: essa coincide con il perdersi, con il lasciarsi trascinare da illusioni che impediscono di riconoscere le cose nella loro realtà. Alle radici di questa insania, che è carattere costitutivo dell’uomo, c’è il desiderio di oggetti irraggiungibili e, soprattutto, il desiderio amoroso.
Giulio Ferroni, Storia della letteratura italiana, Einaudi