sabato 10 marzo 2007

I poemi omerici: tra storia e leggenda (Luna K.)

La Grecia, nel XII secolo a.C., venne turbata dall’arrivo dei bellicosi Dori, popolo di origine indoeuropea. La civiltà micenea crollò improvvisamente per le pressioni subite o forse, secondo altre ipotesi, per conflitti interni o per terremoti e cataclismi.
Si delineò così, fino al IX secolo a.C., una situazione di regressione culturale e di generale imbarbarimento, identificata dagli storici come “Medioevo Ellenico”, caratterizzato dai cosiddetti “Secoli bui”. La scrittura, la lineare B, fu dimenticata ed abbandonata, le comunicazioni, commerciali e non, si interruppero e la popolazione tornò a raggrupparsi in piccoli villaggi arcaici.

Sono l’Iliade e l’Odissea a fornirci informazioni sulla vita, sulla società, nonché sugli avvenimenti che si susseguirono rispettivamente in epoca precedente e durante il Medioevo Ellenico.

I due poemi omerici, infatti, anche se trascritti intorno al 750 a.C, sono il risultato di racconti tramandati oralmente di generazione in generazione e narrati dagli aedi, tra fasti e banchetti, come celebrazioni di gesta ancora più antiche.
L’Iliade, in particolare, ci permette di acquisire informazioni sulla vita delle colonie greche dell’Asia Minore fondate dagli Ioni e di indagare sulla vecchia società aristocratica micenea di cui è evidenziato l’aspetto militaresco.
Agamennone è personaggio testimone emblematico della forma monarchica di governo. Il suo potere è quello di un “primo fra pari” e non sempre i suoi ordini sono tacitamente accettati.
Il desiderio tipico dell’eroe di esaltare le proprie virtù, nel tentativo di raggiungere la fama, kléos, la quale consente di essere ricordati nel tempo, emerge attraverso la figura del valoroso e divino Achille.
Il modello etico di riferimento è caratterizzato con determinazione e non lascia spazio a dubbie interpretazioni. Coloro i quali non mostravano qualità, coraggio sul campo di battaglia, lealtà, devozione agli dei, amore e rispetto per la famiglia erano considerati al pari dei traditori e su di essi ricadeva l’infamia della vergogna (civiltà della vergogna).

La frammentazione del potere e la perdita di rilevanza della figura del re, elementi tipici del Medioevo Ellenico, trovano spazio, invece, tra i versi dell’Odissea, in cui si avverte l’eco della raffigurazione di una forma oligarchica di governo.
Le peripezie di Ulisse ci permettono di apprendere che i Greci, dopo il crollo della civiltà micenea, vivevano in comunità di villaggio, gli oikoi, rette dai basileis, capi delle famiglie più in vista. Questi erano aiutati e controllati da un consiglio di nobili anziani, mentre il popolo disponeva di un assemblea per discutere questioni di interesse generale e per valutare l’operato dei propri capi.

L’Iliade e l’Odissea, così, sospesi tra storia e leggenda, costituiscono un patrimonio documentario divenuto indispensabile per ricostruire un periodo che altrimenti sarebbe rimasto senza identità.
LUNA K.

5 commenti:

Veronica ha detto...

"Perenne splenderà co'l sole Omero" scrive Carducci nelle sue Rime nuove. Il poeta, quando vuole evadere dal torpore della quotidianità e quando soprattutto anela ad una vita veramente degna, si dedica alla lettura delle opere omeriche.
L'Iliade e l'Odissea, infatti, oltre a dipingere un quadro vastissimo e vividissimo dell'antica civiltà greca sono depositarie di valori intramontabili, quali l'onore, la gloria, ma anche l'attaccamento alla propria terra, l'esaltazione del rischio, l'ardore della conoscenza.
Tutti quanti valori antichi, ma non superati, forse solo scordati.

Un saluto Veronica

Veronica ha detto...

Vi dedico una frase del prof. Keating, tratta dal film "L'attimo fuggente".

" Ecco, quando leggete, non considerate soltanto quello che pensa l'autore, ma fermatevi a considerare quello che voi pensate; dovete combattere per trovare la vostra voce; più tardi cominciate a farlo, più grosso è il rischio di non trovarla affatto.
Osate cambiare, cercate nuove strade! "

Antonio Saccoccio ha detto...

cara Veronica, grazie per i tuoi interventi.
Io spero che i ragazzi sappiano notare e apprezzare quanto di buono c'è nei valori del mondo omerico.

La frase del prof. Keating poi andrebbe stampata su tutti i muri delle scuole.

a presto!

alessandroaltieri ha detto...

La nostra società che da tempo sta attraversando un progressivo processo d'involuzione, troverebbe certamente rinvigorimento nei valori immortali di Omero. Ma siamo in grado di accoglierli dentro di noi? Quanto questi valori sono attualizzabili nella nostra epoca?

أُكتب بالرصاص ha detto...

?!
wish i can know